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Percentuali ideali sulla nutrizione
di un'atleta: Sotto riportato è un grafico,
visualizzato in due tipologie a torta e a istogramma, che
visualizza le percentuali ideali che un atleta, normale
persona di qualsiasi età praticante o sport o attività
motoria in generale, dovrebbe assumere durante la giornata,
sia per reggere la fatica dell'attività sia per poter
vivere durante la giornata con le energie necessarie a tutto.
Nella visualizzazione a istogramma sono riportati due livelli,
infatti vi sono due serie di percentuali possibili di sottile
differenza.

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Fabbisogni nutritivi nell'attività
sportiva
Per quanto riguarda poi la qualità della razione, va sottolineato
che lo sportivo dovrà assicurarsi la maggiore quantità
di energia che gli necessita rispettando la nota regola secondo
la quale è bene che complessivamente le calorie alimentari
provengano per circa il 10-12% dalle proteine (ben distribuite
fra animali e vegetali), per circa il 25-30% dai grassi (con prevalenza
di grassi vegetali, ossia a maggior indice di insaturazione) e
per il restante 60-65% dai carboidrati (con preferenza per i carboidrati
complessi). Particolare attenzione sarà dedicata alla copertura
delle necessità in minerali, vitamine ed acqua. Questo
significa che lo sportivo dovrà ricavare l'energia che
gli serve dai normali alimenti, scegliendoli, consumandoli e alternandoli
secondo le stesse regole che valgono per tutti gli individui sani,
con un aumento misurato e proporzionale delle quantità
di cibo in relazione alle maggiori necessità caloriche
determinate dalla intensità, dalla durata e dal tipo di
attività fisica svolta. E' importante sottolineare che,
contrariamente a quanto molti pensano, non esistono in sostanza
principi nutritivi dotati di importanza «speciale»
per lo sportivo e l'atleta. Ad esempio, non è vero che
lo sportivo abbia bisogno di razioni particolarmente elevate di
proteine (mito, questo, molto diffuso, forse sulla base del fatto
che i muscoli sono costituiti da proteine). Lo sportivo consumerà
più proteine solo in relazione alle maggiori necessità
energetiche e quindi alla maggiore quantità di alimenti
da ingerire: la dieta ipercalorica dell'atleta basta ampiamente
ad assicurare un apporto di proteine superiore al normale e certamente
sufficiente a mantenere il perfetto trofismo delle aumentate masse
muscolari. Durnin, dopo aver ricordato che solo un adatto allenamento
può incrementare la massa muscolare, calcola che la quantità
- extra di proteine necessaria a questo scopo non superi i 7 grammi
al giorno (circa 0,1 g/kg di peso corporeo). E' ormai dimostrato
da tempo che le performances fisiche non migliorano passando da
50 a 160 grammi di proteine al giorno. Inoltre, una dieta iperproteica
è fatalmente più ricca anche in grassi, e rischia
di fornire quantità di carboidrati inferiori a quelle necessarie
allo sportivo, oltre a costringere rene e fegato ad un superlavoro
e a far correre rischi di chetosi, di disidratazione, di gotta,
ecc. Le proteine da consumare devono essere in buona parte di
elevata qualità, come quelle presenti nelle carni, nel
pesce, nelle uova, nel formaggio e nel latte. Vanno però
consumate anche adeguate quantità di proteine vegetali.
Un certo interesse è stato dedicato negli ultimi anni alla
eventuale influenza positiva che gli aminoacidi ramificati (leucina,
isoleucina e valina) potrebbero avere nei confronti del rendimento
atletico. Sembra peraltro che tale azione sia ipotizzabile solo
somministrando notevoli quantità di questi aminoacidi:
di conseguenza l'argomento sarà affrontato nella sezione
relativa agli «integratori alimentari». I grassi sono
utili per elevare il livello energetico della razione contenendone
nello stesso tempo il volume. Non bisogna però superare
i livelli già indicati, anche se è vero che l'allenamento
migliora la capacità di utilizzare gli acidi grassi ed
anche i corpi chetonici come fonte di energia. E' anche essenziale
conservare il giusto rapporto tra grassi saturi ed insaturi, rapporto
che l'amore maniacale di tanti atleti per la carne rischia di
alterare profondamente. Eccedere nel consumo di grassi fa correre
il rischio di sovrappeso e di iper-dis-lipidemie e può
provocare un sovraccarico metabolico oltre che un rallentamento
dei processi digestivi. I carboidrati sono molto importanti per
lo sportivo, in considerazione del loro valore energetico, dello
scarso impegno digestivo richiesto e della facilità con
la quale l'organismo li utilizza completamente senza ricavarne
residui tossici. Il loro consumo non deve peraltro eccedere i
livelli ricordati in precedenza, pena squilibri dell'alimentazione,
possibili disturbi digestivi, rischio di aumento del peso e di
carenze di calcio, cali dell'appetito, ecc. Accade spesso che
gli sportivi manifestino una predilezione esagerata per lo zucchero
e i prodotti dolci: questa tendenza va contenuta onde evitare
eccessi. Sono gli amidi, invece, quelli che rappresentano, insieme
agli acidi grassi, il combustibile di elezione per il lavoro muscolare
Per quanto riguarda le vitamine non disponiamo in pratica di nessuna
prova che una supplementazione vitaminica migliori la prestazione
di un atleta sano che si alimenti abitualmente in maniera completa
ed equilibrata. E' noto, d'altra parte, che certe vitamine (soprattutto
tiamina, riboflavina, B6 e niacina) esplicano particolari funzioni
come coenzimi nel metabolismo intermedio, tanto che il relativo
fabbisogno è indicato in rapporto alla quantità
di calorie e/o di principi nutritivi. Di conseguenza si ammette
in linea generale che, in relazione al maggior dispendio energetico
e all'incremento del metabolismo legato all'esercizio fisico e
all'allenamento, le necessità dello sportivo siano in assoluto,
per certe vitamine, più elevate di quelle del soggetto
normale. Peraltro l'opinione prevalente fra coloro che si sono
occupati di questo argomento è che tali differenze siano
per lo più colmate dalle maggiori quantità di vitamine
introdotte naturalmente con le più ingenti quantità
di cibo che si consumano per compensare la spesa energetica più
elevata rispetto al soggetto sedentario. In sostanza, allo sportivo
possono bastare le normali quantità di vitamine ricavabili
da una dieta adeguata e variata, nella quale trovino il loro giusto
posto i prodotti freschi. Diverso può essere il caso di
atleti professionisti sottoposti a impegni particolarmente gravosi.
In tali casi può manifestarsi l'opportunità di ricorrere
ad integrazioni, limitatamente però alla tiamina, alla
riboflavina, alla B6, alla niacina e forse anche alla vitamina
C, alla vitamina E e alla coppia B12-acido folico, dato che il
loro sinergismo può essere importante nelle fasi anaboliche
e durante il recupero, per il reintegro delle proteine catabolizzate
nella gluconeogenesi. Queste considerazioni però, dobbiamo
ancora sottolinearlo, valgono esclusivamente per l'atleta professionista.
Nel caso dello sportivo normale molti e specifici studi riguardanti
supplementazioni con varie miscele vitaminiche hanno dimostrato
l'assenza di qualunque vantaggio sul piano delle performances
atletiche. Per quanto riguarda i minerali, occorre dire che esiste
in realtà negli atleti una perdita superiore alla norma,
in seguito alla notevole sudorazione (soprattutto sodio e cloro)
e agli effetti dell'iperventilazione polmonare che si ha durante
l'esercizio, con perdita di potassio, ferro e rame attraverso
le urine. Tuttavia occorre anche tener conto che la perdita di
ioni con il sudore avviene soprattutto all'inizio dell'esercizio
e in seguito si riduce notevolmente, e che solo per attività
molto prolungate si può arrivare a una alterata distribuzione
degli elettroliti, dato che l'organismo mette in moto dei processi
di regolazione che riducono di molto tali effetti. In sostanza,
comunque, il recupero dei minerali che si perdono attraverso l'abbondante
sudorazione
legata alla pratica dello sport rappresenta l'unico vero problema.
Queste perdite non sono poi così elevate e riguardano soprattutto
sodio, cloro e potassio. La reintegrazione avviene per lo più
con la dieta, mentre apporti-extra possono rendersi consigliabili
solo nel caso di sudorazioni particolarmente abbondanti provocate
da sforzi molto prolungati o comunque compiuti in condizioni ambientali
particolari. In ogni caso va ricordato che l'assunzione di compresse
di cloruro di sodio deve essere accompagnata dalla ingestione
di adeguate quantità di acqua: almeno 400 ml per ogni compressa
da mezzo grammo di sale. Per quanto riguarda il ferro, una sua
supplementazione è opportuna soltanto per chi soffra di
anemia sideropenica o per chi comunque sia carente in ferro, anche
al fine di migliorare la performance aerobica. Al di là
di questi casi, un surplus di ferro può essere consigliabile
soltanto, in certi casi, per sportivi dotati di voluminose masse
muscolari Assumere indiscriminatamente dosi supplementari di ferro,
oltre ad essere per lo più inutile, può causare
problemi gastrointestinali o addirittura effetti tossici. Non
è infrequente il riscontro, in chi fa sport, di forme sideropeniche
tanto di tipo conclamato (anemie) quanto di tipo prelatente e
latente (carenze di ferro senza anemia ma con presenza più
o meno accentuata di sintomi specifici).
Tale situazione peggiora la performance fisica, particolarmente
per chi compie prove di resistenza che impegnano soprattutto la
capacità aerobica. Le sue cause sono da ricercare di volta
in volta in vari fattori, spesso in concorso fra loro: errori
dietetici, un'aumentata emolisi da acidosi, stimoli fisici (innalzamento
della temperatura corporea), stimoli meccanici, aumentata increzione
catecolaminica, perdite di emazie determinate da microtraumi a
livello renale, vescicale e dell'apparato digerente, nonché,
in piccola parte, perdite del minerale legate all'abbondante sudorazione.
Peraltro, il riscontro di livelli di emoglobina marginalmente
bassi in sportivi dediti a prove di resistenza (corridori che
si preparano ad una delle tante maratone amatoriali, ad es.) non
costituisce sempre la spia di una carenza di ferro, ma spesso
rappresenta soltanto un adattamento fisiologico all'allenamento,
volto a prevenire l'aggregazione eritrocitaria durante lo sforzo
e la emoconcentrazione. Molto importante è una graduata
e adeguata assunzione di liquidi, sia allo scopo di conservare
buone capacità di termoregolazione della temperatura corporea,
sia allo scopo di impedire la disidratazione nel corso di sforzi
prolungati. I bisogni idrici, importanti e spesso trascurati,
sono nello sportivo dell'ordine di 3,5 litri al giorno (circa
2 litri sotto forma di bevande, il resto come acqua di costituzione
dei cibi). Fra tutti i liquidi da ingerire, quello che merita
il primo posto e rimane l'unico indispensabile è l'acqua.
Durante lo sforzo, o prima di esso, si può però
anche ricorrere a gradevoli soluzioni contenenti meno del 2,5%
di zuccheri semplici e non più di 10 mEq di sodio e 5 mEq
di potassio per litro. Da approvare l'uso di latte, succhi di
frutta e spremute di agrumi, a patto che il relativo apporto calorico
venga conteggiato. Non bisogna eccedere con le bevande nervine
(thè, caffè) né negare uno-due bicchieri
di vino o birra, durante il pasto, a chi vi è abituato.
Non esistono particolari motivi per preferire le acque «minerali»
(comunque, poco gassate) all'acqua comune. Una insufficiente introduzione
di liquidi può limitare notevolmente le capacità
fisiche. Come regola generale, l'acqua va rimpiazzata con la stessa
velocità con cui è eliminata, onde evitare rischi
di disidratazione; quest'ultima non dovrebbe mai eccedere l'1,2%
del peso corporeo, pena gravi rischi per la termoregolazione (sino
al colpo di calore), per la funzionalità cardiaca e renale,
ecc. In relazione a ciò, l'American College of Sports Medicine
(2, 24) ha sconsigliato ufficialmente come «rischiosi per
la salute dell'atleta» certi procedimenti che a volte vengono
seguiti allo scopo di calare rapidamente di peso, quali la pratica
dell'astinenza dai liquidi e l'uso sconsiderato di indumenti gommati
completi, di saune e bagni turchi, di diuretici e di lassativi.
Durante lo sforzo è molto meglio ricorrere ad una frequente
assunzione di piccoli volumi di liquidi (circa 200 ml ogni 15-20
minuti) a temperatura non troppo fredda, piuttosto che consumarne
una elevata quantità in una sola volta.
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