Nota sull'articolo:Abbiamo
trattato questo argomento degli integratori in qualcosa
come tre articoli diversi, ma è necessario comprendere
che non si è parlato sempre dello stesso stessissimo
argomento come contenuti e testo, ma bensì dello
stesso argomento applicato però a situazioni diverse,
in questo articolo infatti si paqrla degli integratori a
livello di agonismo, di come devono essere usati a livello
anche di normale individuo praticante attività motoria
o sport in generale privato o pubblico e così via.
La composizione in generale degli
integratori: Senza fare alcun nome degli integratori
tutt'ora esistenti riportiamo qui sotto la lista degli ingredienti
che formano in qualche modo nella maggior parte il complesso
dell'integratore:
Gli integratori
Si tratta di un argomento molto delicato. Questi prodotti possono
in certi casi dare un notevole aiuto, a patto che non siano esaltati
oltre misura come meraviglie tecnologiche capaci di avere effetti
traumaturgici e di favorire il conseguimento di prestazioni eccezionali.
Possiamo distinguere: 1) Integratori completi, costituiti in genere
da carboidrati di pronta utilizzazione e da proteine di elevato
valore biologico, con aggiunta di piccole quantità di grassi,
di sali minerali e vitamine. Grazie anche al ridotto volume e
alla facilità con la quale vengono assorbiti possono essere
utili soprattutto in certi sport (quali ciclismo, alpinismo ecc.)
che, per la loro durata e l'ambiente nel quale si svolgono, richiedono
elevatissimi supporti nutrizionali. Negli ultimi anni sono stati
molto reclamizzati negli ambienti sportivi (specialmente in quelli
a più alto livello agonistico) particolari integratori
contenenti fruttosio, proteine del latte e soprattutto notevoli
dosi di aminoacidi ramificati. La spinta all'uso di questi particolari
integratori nasce dalla teoria, sostenuta da qualcuno, che una
generosa supplementazione di aminoacidi ramificati (leucina, isoleucina
e valina) possa influire considerevolmente sul rendimento atletico.
Tale ipotesi si basa sull'azione di stimolo della sintesi proteica
che gli aminoacidi ramificati sono capaci di esercitare, nel muscolo
e nel fegato, in tutte le condizioni in cui tale sintesi è
depressa (e quindi, a volte, anche durante l'esercizio fisico).
Secondo i sostenitori di tale teoria, nello sportivo la somministrazione
di un surplus di aminoacidi ramificati potrebbe portare ad un
aumento delle proteine muscolari contrattili (aumento della massa
e della forza muscolari), ad un accelerato recupero da una ipotrofia
muscolare conseguente alla inattività, anche a quella da
trauma, ad una più rapida scomparsa della fatica muscolare
ed anche ad una maggiore disponibilità di substrati energetici
nello sforzo. In una parola, a migliore efficenza fisica e a migliori
prestazioni. In realtà tuttora molto controverse vanno
considerate le applicazioni pratiche, nel settore dello sport,
delle premesse di tipo biochimico-metabolico che sono all'origine
di tali conclusioni. Occorre anzi sottolineare che la maggior
parte degli studiosi che si sono occupati di questo argomento
è ancora scettica circa l'effettiva validità di
questo tipo di supplementazione. 2) Integratori monocomposti:
comprendono integratori glucidici (utili per razioni di intervallo
o razioni di recupero), integratori proteici (il cui libero uso
va proibito per una somma di motivi), integratori idroelettrolitici
e a base di sali minerali (sostanzialmente inutili ad eccezione
dei casi in cui si verifichino sudorazioni profuse e ripetute),
integratori vitaminici (che in genere non rappresentano altro
che costosi placebo), altri integratori (lecitina, carnitina,
alcalinizzanti), ecc. Due parole a parte per i reintegratori salini.
Come già detto, le perdite di sali dipendenti dalla sudorazione
sono per lo più sopravvalutate, nella pratica sportiva
corrente. Di conseguenza, la maggior parte di coloro che praticano
uno sport non ha bisogno quasi mai, nel nostro clima, di ricorrere
a questi prodotti oggi tanto pubblicizzati, il cui uso in dosi
generose può inoltre creare problemi nel senso che la insufficiente
diluizione di questi preparati rischia di richiamare altro liquido
verso l'intestino, sottraendolo ai tessuti e al sangue. Molto
spesso, insomma, la unica vera azione positiva dei reintegratori
salini consiste in un vero effetto-placebo psicologico, legato
alla fiducia con la quale vengono assunti. In sintesi si può
dire che gli integratori alimentari hanno per lo sportivo indicazioni
specifiche e limiti di impiego ben definiti. Le uniche integrazioni
sicuramente indispensabili sono quelle idriche nel corso di prove
protratte e con elevate necessità di termoregolazione.
Molto utili possono essere le supplementazioni glucidiche in occasione
di impegni reiterati nel corso della stessa giornata o di giorni
consecutivi. Di accertata utilità sono anche gli integratori
alimentari «completi» per quei pochi sport che non
permettono l'assunzione di pasti regolari e che pure comportano
elevati fabbisogni in calorie e principi nutritivi (alpinismo,
ciclismo su strada, ecc.). In ogni caso l'uso degli integratori
alimentari deve essere valutato di volta in volta, controllandone
necessità ed effetti ed evitando comunque quella autoprescrizione
che invece è purtroppo così diffusa. L'abuso di
integratori alimentari non solo è inutile, costoso e diseducativo,
ma può anche essere dannoso a breve e lungo termine. Considerazioni
conclusive «La dieta ideale per qualunque atleta è
quella che gli piace e che gli fornisce una varietà di
cibi nutrienti, nonché di liquidi sufficienti, in quantità
adeguata a mantenere un peso desiderabile e a permettere prestazioni
ottimali». «La realtà è che non esistono
diete speciali per gli atleti. Essi necessitano di calorie sufficienti,
e cioè molte di più di quelle di cui la maggior
parte di noi ha bisogno, ma della stessa proporzione e dello stesso
tipo di proteine, di vitamine e di minerali che occorrono a chiunque
altro». Le parole di questi due famosi studiosi americani
costituiscono la più efficace sintesi di quanto detto finora.
Tutto ciò che occorre allo sportivo è una dieta
che gli garantisca salute, benessere ed efficienza fisica attraverso
un corretto equilibrio nutrizionale, e non gli provochi disturbi
nel corso dei suoi allenamenti e/o delle sue competizioni. Di
conseguenza lo sportivo, rifuggendo da miti, dogmi e superstizioni,
deve solo applicare correttamente i criteri generali di una equilibrata
alimentazione, limitandosi a considerarsi una persona sana caratterizzata
da un dispendio energetico più alto di quello di una persona
normale. E quindi: razione alimentare più abbondante (ma
nei limiti dei consumi reali di energia), di volume non eccessivo
(pasti frequenti e di moderata entità), ben digeribile,
realizzata rispettando i giusti equilibri sia fra i vari principi
nutritivi sia fra i vari cibi (da scegliere nell'ambito di tutti
e sette i gruppi di base). Lo sportivo, quindi, può e deve
mangiare abitualmente di tutto, dando anche ampio spazio a verdura
e frutta fresca ed evitando di eccedere nel consumo di proteine
e grassi animali (un errore, questo, che è il tipico risultato
di certe fissazioni maniacali su alcuni alimenti per anni ritenuti
da molti gli unici adatti ad aumentare la potenza muscolare).
La razione dovrà essere correttamente suddivisa in almeno
tre pasti al dì , senza evitare la colazione del mattino
e riducendo il volume del singolo pasto. La ricerca di «alimenti-miracolo»
o nutrienti «speciali» è del tutto inutile.
E' però vero che
l'alimentazione abituale può essere un fattore importante
per il rendimento, fino a diventare un possibile fattore critico
se molto squilibrata. Questo significa che in generale, se è
troppo ottimista chi si illude di poter avere dalla sola dieta
risultati straordinari, è anche vero che sbaglia chi pensa
che il tipo e la quantità della dieta abituale abbiano
poca influenza sul rendimento fisico e sulla prestazione sportiva.