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I pensieri dei tecnici:
Sotto è riportato un
grafico ottenuto da dati ricavati da un'indagoine nel 1999
sull'uso di integratori come fabbisogno energetico degli
atleti, il grafico mostra praticamente il pensiero dei tecnici
delle squadre di atletica sull'uso di integratori nel fabbisogno
energetico degli atleti: il blu rappresenta la percentuale
di allenatori favorevoli agli integratori, il giallo i non
favorevoli, il verde gli allenatori indecisi e il blu coloro
che non hanno dato risposta al sondaggio effettuato. Il
sondaggio aveva come area d'azione i paesi occidentali dell'Unione
Europea attuali (Spagna, Italia, Inghilterra, Portogallo,
Germania, Francia fino alla penisola scandinava come massimo).

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Premessa
La società moderna impone alla maggioranza delle persone
una vita spiccatamente sedentaria. Dedicarsi nelle ore libere
alla pratica di uno sport rappresenta spesso l'unica occasione,
e certamente la migliore, per compiere un'attività fisica
significativa.L'estensione di questo concetto ci porta ad identificare
negli atleti professionisti - a parte poche eccezioni relative
a talune attività lavorative - gli unici soggetti ai quali
possono essere attributi quegli elevati dispendi energetici (fino
a 5-6000 Kcal/giorno) che nei testi classici di nutrizione venivano
un tempo previsti per certi lavori (il taglialegna ad esempio)
che oggi, grazie alla meccanizzazione di gran parte delle attività
lavorative, comportano invece un costo calorico molto più
contenuto. E' peraltro opportuno concentrare l'attenzione più
che sull'atleta professionista o paraprofessionista (la cui salute
è controllata dai medici societari e comunque dai Centri
di medicina dello sport), su quella grande massa di praticanti
che si dedicano ad un'attività sportiva con una certa sistematicità
ma a livelli di impegno di tipo prettamente dilettantistico e
ricreativo. Sono proprio costoro, infatti, che, oltre a rappresentare
la stragrande maggioranza di coloro che fanno sport, hanno il
maggior bisogno di essere indirizzati e guidati nelle proprie
scelte alimentari. Quanto detto vale sia riguardo al livello calorico
della razione (tipica, ad esempio, la tendenza a sopravvalutare
il costo energetico della propria attività fisica) sia
riguardo all'equilibrio fra i vari principi nutritivi (egualmente
tipica, in omaggio ad una certa sottocultura nutrizionale dilagante,
la tendenza a squilibrare la razione con surplus proteici e vitaminici
eccessivi quanto, nella massima parte dei casi, inutili).
Fabbisogni energetici nella attività
sportiva
La dieta adatta a mettere nelle migliori condizioni di rendimento
e di salute chi pratica uno sport a fini ricreativi (ma gli stessi
concetti valgono in sostanza anche per l'atleta agonista) è
simile a quella indicata per il non-sportivo: una dieta nutrizionalmente
equilibrata che fornisca le quantità
appropriate di acqua, calorie, proteine, grassi, carboidrati vitamine
e minerali. Non esistono, insomma, sostanziali differenze fra
l'alimentazione indicata per gli atleti e quella data a chi atleta
non è (1-4). Seguire le indicazioni delle raccomandazioni
nutrizionali del genere di quelle contenute nei LARN (5) è
più che sufficiente per essere sicuri di introdurre tutte
le sostanze nutrienti necessarie per un programma di condizionamento
fisico. L'opinione prevalente è che i tanto reclamizzati
supplementi dietetici, nonché i farmaci, non aggiungano
niente ad uno sportivo bene alimentato e in salute e debbano anzi
essere evitati anche perché, in certi casi, potenzialmente
rischiosi. In sostanza, lo sportivo va semplicemente considerato,
dal punto di vista dell'energia, come un soggetto sano che svolge
una certa attività fisica di elevata intensità e/o
di lunga durata, e che, di conseguenza, per quanto riguarda la
voce «uscite» del proprio bilancio energetico, è
caratterizzato da necessità caloriche superiori a quelle
normali. Questo surplus di energia alimentare da somministrare
va attentamente valutato sulla base della durata e dell'intensità
dello sforzo compiuto. Tale costo varierà, è ovvio,
anche in relazione all'età, alla taglia fisica e al peso
corporeo, al sesso, alle condizioni ambientali e climatiche, all'impegno
profuso e all'abilità individuale (un gesto atletico compiuto
con maggiore perfezione tecnica implica una minore spesa di energia),
ecc. Non sarà però inutile sottolineare ancora che
la maggiore spesa energetica legata ad una attività sportiva
di tipo ricreativo non va sopravvalutata, per non cadere nel diffuso
errore di iperalimentarsi: la spesa calorica extra legata alle
attività fisiche è meno elevata di quanto comunemente
si creda, e può essere facilmente coperta modificando l'alimentazione
in maniera molto più lieve di quanto non sia portato a
fare chi si fidi soltanto del proprio istinto e del proprio appetito,
per non dire della propria gola.
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