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Premessa
Quanto detto in precedenza per lo sportivo amatoriale vale in genere
anche per l'atleta professionista o paraprofessionista, con qualche
limitata possibile eccezione. Gli atleti sono dei modelli molto
complessi da studiare, anche perché non rappresentano la
popolazione «normale» e sono grandemente influenzati
sia da fattori psicologici che da fattori fisiologici. Spesso, ad
esempio, negare ad un atleta un certo cibo il cui consumo egli associa
all'idea di una vittoria può provocare il fallimento dell'atleta
stesso, indipendentemente dalle qualità nutritive del cibo
in questione. Fattori di questo tipo devono essere presi in considerazione
nel pianificare i necessari futuri studi sull'argomento. In tali
studi occorrerà migliorare i protocolli sperimentali ed anche
i procedimenti statistici, dato che, ad esempio, un miglioramento
dell'1-2% - non significativo in assoluto - può nel caso
particolare significare in una gara la differenza fra un successo
ed un secondo posto. Una revisione delle ricerche compiute nel settore
dimostra che la nutrizione gioca un ruolo importante nell'ottimizzare
la prestazione atletica. Come già detto in precedenza, tuttavia,
nella maggior parte dei casi tutto ciò che serve è
un'adeguata assunzione dei diversi principi nutritivi essenziali
attraverso una dieta adeguata, equilibrata e corretta, senza bisogno
di alcuna supplementazione. Le indagini compiute hanno dimostrato
che la maggior parte degli atleti ha scarse conoscenze, o non ne
ha affatto, circa ciò che si intende per una dieta equilibrata
e nutrizionalmente valida. Ne deriva la conclusione che l'educazione
e l'esempio devono essere anche in questo campo le pietre angolari
di tutti gli sforzi da compiere per migliorare il potenziale fisico
degli atleti attraverso pratiche nutrizionali corrette (25). In
sostanza, fermo restando che non esiste il «nutriente-miracolo»
capace di moltiplicare la performance e che non hanno alcun valore
certe teorie, così in voga nel passato, circa una «specializzazione
alimentare» spinta in funzione dello sport praticato, è
però vero che una alimentazione corretta può essere
molto importante per il miglior rendimento dell'atleta, nel senso
che la prestazione sportiva può essere notevolmente influenzata
dal tipo e dalla quantità della razione abitualmente consumata.
Nel caso specifico dell'atleta professionista si ammettono, in talune
situazioni, le seguenti eccezioni alle regole generali enunciate
in precedenza:
1) Un maggior apporto di proteine
in sport di forza e potenza massima (sollevamento pesi, lotta,
lanci, ecc.) nei quali è necessario sviluppare grandi
masse muscolari. C'è chi suggerisce in questi casi di
arrivare, per brevi periodi, fino a 2-2,5 gr di proteine per
kg di peso corporeo al giorno. Ma si tratta di conclusioni ancora
discusse, ed in ogni caso c'è pieno accordo sul fatto
che tali aumentati introiti proteici debbano essere realizzati
progressivamente e debbano essere accompagnati da un parallelo
aumento dell'apporto di acqua, allo scopo di facilitare l'eliminazione
delle scorie azotate prodotte in maggior copia nel corso dell'utilizzazione
metabolica delle proteine stesse.
2) Un notevole apporto di grassi,
per raggiungere con un minor volume le elevate quote energetiche
legate ad una pratica sportiva che tocchi le quattro e più
ore di allenamento al giorno. A questo proposito va ricordato
ancora che l'allenamento induce un adattamento metabolico che
conferisce una particolare capacità ad utilizzare efficacemente
acidi grassi e corpi chetonici come fonte di energia sia da
parte del muscolo cardiaco che da parte dei muscoli scheletrici.
3) Tale adattamento, che consente
all'atleta allenato di meglio tollerare una dieta ad alto contenuto
in grassi, è un ulteriore stimolo ad evitare il ricorso
abituale a diete iperglucidiche spinte: in tal caso, infatti,
si forzerebbero i muscoli ad utilizzare prevalentemente i glucidi,
riducendo la possibilità di sfruttare l'ossidazione dei
corpi chetonici e degli acidi grassi e privando sostanzialmente
il muscolo di altre importanti possibilità di approvvigionamento
energetico.
4) Del tutto particolare è
il caso della cosiddetta «dieta da impregnazione»,
consistente in accorgimenti (dietetici e non) tendenti a far
quasi raddoppiare alla vigilia di una gara la quantità
di glicogeno presente nei muscoli. Tale accorgimento (basato
sull'osservazione che la durata di resistenza ad un lavoro fisico
di alta intensità è ampiamene determinata dal
livello delle riserve epatiche e muscolari di glicogeno all'inizio
dell'esercizio) (28, 29) è ancora controverso ma anche
largamente sfruttato da atleti impegnati in sport di resistenza,
gli unici, del resto, ai quali sembra tornare utile. A parte
ogni altra considerazione sulle implicazioni psicologiche e
sugli effetti di squilibrio alimentare che tale pratica può
avere se applicata con eccessivo zelo o esagerata frequenza
da persone poco o male controllate, c'è da rilevare che
come suggerito da Sherman (30), una interruzione del lavoro
e una normale dieta ad alto contenuto in carboidrati possono
essere tutto ciò
che serve a corridori ben allenati per realizzare un carico
di glicogeno ottimale.
5) Come già riferito in
precedenza, maggiori dosi di vitamina C, di vitamina E e di
vitamine del gruppo B, in periodi di allenamento prolungato
e particolarmente intenso. Tale necessità, del resto
ancora discussa, va posta in relazione al fatto che alcune di
queste vitamine sono direttamente coinvolte nei processi metabolici
che servono ad utilizzare carboidrati, proteine e grassi. Impegni
agonistici Per chiunque si prepari ad affrontare un impegno
agonistico (e questo, vista l'attuale diffusione di
manifestazioni competitive aperte a tutti, vale anche per lo
sportivo dilettante) possono tornare utili alcune sintetiche
osservazioni.
Nel periodo di allenamento basterà seguire
le regole generali, utilizzando le variazioni a medio termine del
peso corporeo come indice per regolarsi circa le quantità
di cibo da assumere. Nelle ore precedenti la gara bisogna evitare
di sbilanciare la razione (con troppi zuccheri semplici, ad esempio)
per cercare illusori miglioramenti dell'efficienza muscolare. Gli
orari dei pasti (i quali debbono comunque essere sempre almeno tre
al giorno) saranno cambiati in relazione all'orario di inizio della
gara. In particolare, l'ultimo pasto precedente la gara dovrà
essere consumato in un orario che permetta di fornire energia e
che contemporaneamente impedisca che l'atleta gareggi con l'apparato
digerente impegnato appieno nei processi digestivi. Quest'ultima
evenienza, oltre a danneggiare la prestazione e a concretizzare
dei rischi per il benessere (a causa della inevitabile competizione
che si instaura fra i processi digestivi stessi e l'attività
dei muscoli), eleva il rischio dei traumi per chi pratichi sport
che prevedano contatti fisici. Ne deriva che è bene che l'ultimo
pasto precedente la gara sia consumato almeno tre-quattro ore prima
dell'impegno fisico. Per impegni di breve durata il contenuto dell'ultimo
pasto non ha grande importanza, dato che l'energia usata proverrà
da sostanze sintetizzate in precedenza. Per impegni di maggior durata
è bene che tale pasto sia ipolipidico e ipoproteico e non
troppo ricco in fibra (per una migliore e più rapida digestione)
nonché relativamente ricco in carboidrati (specialmente carboidrati
complessi), i quali vengono digeriti con relativa facilità
e aiutano a mantenere buoni livelli glicemici. Proteine e grassi,
al contrario, se consumati insieme sono digeriti più lentamente,
e non vengono utilizzati con la stessa prontezza come fonti energetiche
nel corso dello sforzo. Questi concetti generali permettono di ricorrere
ad una ampia varietà di cibi, con preferenza per quelli cui
l'atleta e abituato: è buona regola che la dieta dell'atleta
non sia, nel giorno della gara, molto diversa da quella consumata
normalmente. In certi periodi hanno goduto di molta popolarità
speciali pasti-pre gara preparati dall'industria. Non c'è
nessuna prova che tali pasti migliorino la prestazione (4), anche
se offrono il vantaggio di essere gradevoli e ben digeribili e di
liberare rapidamente lo stomaco: ne deriva che possono essere consumati
fino a due ore prima della gara, concorrendo a minimizzare quelle
sensazioni di fame o nausea, quei disturbi gastrici e di altra natura,
fino a diarrea, cui talvolta atleti particolarmente ansiosi vanno
incontro in tali fasi di attesa. Molti sport permettono una razione
di metà gara, utile come ricarica energetica e plastica.
Ad esempio, una bevanda a base di acqua minerale alcalina, addizionata
di destrosio (10%) e di sali (cloruro di sodio, fosfato tricalcico
e gluconato di potassio) può essere molto utile per reidratare,
far risalire la glicemia, alcalinizzare (contro la acidosi da fatica)
e compensare le perdite saline. Dopo la gara una buona razione di
recupero sarà rappresentata da un pasto leggero, limitato
quanto a grassi e proteine e ricco di sali, vitamine e sostanze
alcalinizzanti. Molto indicate le minestre di verdura ed una abbondante
assunzione di acqua, anche per una più facile e completa
eliminazione dei metaboliti della fatica.
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