Il volto e le dificoltà dell'Anoressia,
storie di modelle*:
Enrica, 30 anni, descrive il suo
rapporto estenuante e distruttivo con il cibo, evidenziandone
la maniacale ritualità che ancora oggi la tiene in vita,
nel costante bilico tra la vita e la morte. "Quello che avviene
è una sorta di monologo tra chi mangia e ciò che
sta mangiando : ogni piccolo boccone deve essere guardato, pensato
prima di essere ingerito per poi essere masticato con lentezza
estenuante…Un rito che uccide e, contestualmente, tiene
in vita. Ogni pasto viene inesorabilmente processato dopo essere
stato consumato, reo confesso d’aver contaminato il corpo
: nessun sapore, nessuna traccia può sostare negli organi
interni."Enrica è una delle tante, purtroppo troppe,
donne che soffrono di Anoressia nervosa; una delle tante che si
trascina per il mondo, con i suoi 38 Kg di peso corporeo e le
tonnellate di angoscia; una delle tante che ha scelto di rendere
il suo corpo sempre più scheletrico, al limite con la sopravvivenza.Corpi
che si trasformano in spaventosi scheletri ambulanti, costole
che sembrano bucare la pelle, braccia sottili come bastoni…
Quante volte abbiamo letto queste descrizioni su manuali e riviste
informative ? Quante volte abbiamo letto le interviste, quante
volte abbiamo ascoltato le descrizioni verbali di cosa significhi
essere anoressica ? Ma quante volte abbiamo visto con i nostri
occhi cosa veramente significhi "vivere al limite con la
sopravvivenza" ? ; quante volte abbiamo potuto conferire
un’immagine visiva alle descrizioni degli "scheletri
anoressici"? E quante di quelle immagini mentali sono mai
state realmente vicine alla realtà?
Nonostante la molteplicità di ipotesi avanzate per spiegare
questo diffuso fenomeno, appare condivisa l’idea di un adeguamento
a quei modelli culturali che prospettano ideali di bellezza improntati
a standard esagerati di magrezza. Sotto il profilo psicologico
e sociale, i fattori che vengono ritenuti più frequentemente
implicati nell’insorgenza dei disturbi alimentari riguardano
la bassa autostima, il perfezionismo, la depressione, l’impulsività,
la distorsione dell’immagine corporea, la carenza di rilevanti
rapporti sociali e le difficoltà nelle relazioni interpersonali.
Mettiamo da parte, per una volta soltanto, il senso di colpa e
il complesso di inadeguatezza, abbandoniamo per un attimo i conflittuali
rapporti madre-figlia, e spostiamo l’attenzione sulle conseguenze
di tutto ciò.Guardiamo con i nostri occhi cosa significhi
essere anoressica, come il corpo ne risulti trasfigurato, quali
siano anche le conseguenze organiche ed i rischi cui un organismo
debilitato fino a tal punto vada inevitabilmente incontro.Purtroppo
, o per fortuna, la traduzione pratica della parola Anoressia
è molto poco conosciuta malgrado, senza che ce ne accorgiamo,
i Mass Media ce ne propongano quotidianamente esempi pratici sulle
passerelle. Eppure "quegli" scheletri, avvolti da un
alone di fascino e di classe, truccati e pettinati, finiscono
con il divenire degli autentici Status Symbol, delle mete ambite
con cui le adolescenti di oggi si trovano a fare i conti. Questi
scheletri divengono i punti di paragone con cui, vuoi o non vuoi,
ci confrontiamo giornalmente, i modelli cui finiamo con il conformarci,
realmente o idealmente, per essere in linea con le imposizioni
della moda… Fotomodelle fascinose, filiformi, la cui pelle
si trasforma in una sorta di pellicola trasparente attraverso
cui ogni singola costola spicca in tutta la sua spigolosità.Scheletri
che indossano parrucche ed abiti sempre più improbabili,
attraverso i quali si offre lo spettacolo sconcertante di braccia
e gambe non più robuste di un bastone.
Abiti con profonde scollature che mostrano
ogni singolo osso dello scheletro sottostante, volti quasi
triangolari, inespressivi, emaciati, scavati.. Volti in tutto
e per tutto simili a dei teschi (come nel caso della modella qui
a sinistra) , corpi privi di forma, privi di ogni accenno di rotondità;
corpi che si estendono "in lunghezza", sottolineati
da abiti al limite dell’elasticità…Attraverso
le maniche sbucano braccia ossee, polsi spigolosi, deformi, disumani.
Uno spettacolo sconcertante, che pure la moda ci impone e ci sottopone
quotidianamente, quasi a volerci ripetere "O sei così,
o sei out !". Sotto le gonne, gambe spietatamente magre,
che si confondono tra abiti costosissimi che portano le griffes
più famose , incuranti del loro pericoloso impatto sulle
adolescenti, prive di una identità sufficientemente strutturata
per poter rigettare quel modello patologico e, a nostro avviso,
più spaventoso che auspicabile o, ancor meno, "bello".
Le immagini 1 e 2 nella colonna
accanto vogliono focalizzare l’attenzione su quei "particolari"
che troppo spesso finiscono confusi tra le luci psichedeliche
delle sfilate , tra i tessuti costosi e gli effetti sonori totalizzanti.Le
passerelle finiscono infatti con il tramutarsi, sotto i nostri
sguardi ignari, in teatri di veri e propri messaggi subliminali
che imprimono immagini malsane, confuse in un contesto coinvolgente
che fa loro da scenario.Troppo spesso infatti il contesto assorbe
certi aspetti che finiscono con il trasformarsi in "dettagli"
cui il nostro occhio ad un certo punto si abitua, ed impara a
considerarli elementi scontati e socialmente condivisi. Siamo
ormai talmente tanto avvezzi ad immagini come quelle presentate
qui di fianco, che solo pochi occhi "critici" ne rilevano
l’assurdità. Eppure è sufficiente "isolare"
il dettaglio per rendersi conto della sua spaventosa portata.
Di fatto, la fotomodella nel suo complesso ci stupisce sempre
meno quanto a magrezza, ma se ci soffermiamo ad osservarne alcuni
"pezzi" non possiamo non renderci conto di quali siano
gli standard con cui veniamo bombardati e che abbiamo, più
o meno coscientemente, finito con lo "sposare".Eppure
queste immagini sono ancora ammantate da un alone "surreale"
e quasi scenografico, che ci impedisce di coglierne la più
scarna e cruda concretezza. Questa documentazione però
non vuole limitarsi solamente ad una denuncia di tipo "sociale"
nei confronti delle tendenze della moda, anche se non possiamo
non riconoscere a quest’ultima un peso certamente non indifferente
nella diffusione di certe immagini ed ideali.
Cosa accade, allora, se questi corpi vengono denudati dalla cortina
dorata della ricchezza, del fascino della moda, dell’elevato
ed irraggiungibile status di "Top Model" ? Qual è
lo spettacolo, raccapricciante ed agghiacciante, che si offre
ai nostri occhi se "tagliamo fuori" le componenti del
business e della desiderabilità, e proviamo a guardare
in faccia la crudezza di corpi più "reali", "anonimi",
"quotidiani", "poveri", eppure dannatamente
CONCRETI ?Se dietro quella magrezza non ci fosse più la
corsa all’oro, ma solo l’incolmabile vuoto della sofferenza
psicologica di ragazze "come noi", quale sarebbe la
nostra reazione?Purtroppo, infatti, dalle mondane passerelle ,
l’anoressia si è ormai irrimediabilmente e pericolosamente
spostata su un vertice sempre più "privato",
anonimo ed individuale.Corpi senza un nome celebre, che fanno
parlare poco, o addirittura niente, di sé e che pure sono
forse ancor più drammaticamente veri e sofferti, nel loro
solitario dramma. Corpi indescrivibili a parole; immagini che
si commenterebbero da sole, di fronte alle quali ogni più
sofisticato giro di parole non può che crollare, manifestando
tutta la sua inadeguatezza rispetto ad una gravità che
solo l’immagine può testimoniare.E’ difficile
, per chi scrive, così come per chiunque si trovi per la
prima volta dinanzi ad immagini tanto sconvolgenti, riuscire a
proferire anche una sola parola che possa aggiungere dell’altro.Lasciamo
pertanto che siano queste immagini drammatiche a dire tutto ciò
che le parole non potrebbero mai esprimere in modo tanto incisivo
e tangibile. Lasciamo che siano i vostri occhi ad incontrare,
forse per la prima volta, questo spettacolo crudele e raggelante,
traduzione visiva di uno dei vissuti più drammatici e pericolosi
nell’ambito dei disturbi psicosomatici. Le immagini citate
(non oscene e con nessuna parte intima in mostra) sono state tolte
dalla redazione di OasiBlu per ragioni etiche: tali foto sono
state rilevate in siti "dubbi". OasiBlu, dissassociandosi
da questi siti ha provveduto di conseguenza ad allontanare tali
foto che possono al limite portare a malintesi sulle intenzioni
del sito stesso. Si è voluto comunque lasciare l'articolo
in merito, nel suo formato originale ed integrale. Ringraziando
nello stesso tempo di cuore il suo autore per l'enorme lavoro
svolto. Eppure un corpo, pur nella sua indescrivibile drammaticità,
non potrà mai comunicare tutto il vissuto emotivo che si
cela sotto la spietata sofferenza anoressica…Per tale ragione
abbiamo scelto di concludere questa documentazione aggiungendo
un volto ai corpi, senza dubbio sconvolgenti, ma mai espressivi
come due occhi svuotati da ogni illusione, come un sorriso irrimediabilmente
spento e rassegnato alla disfatta.