Intervista:
Dottor Fabio Galimberdi
Un fenomeno nuovo si è imposto di
recente, in maniera sempre più consistente, l'anoressia
maschile. Qual è la reale incidenza di questo fenomeno
e a cosa è dovuto questo incremento?
Non credo si tratti proprio di un incremento reale. Non credo,
cioè, che ci siano più uomini che soffrono di anoressia-bulimia,
ma piuttosto più uomini che rivolgono una domanda di cura
alle istituzioni terapeutiche, perché queste hanno parlato
e scritto sempre più dei disturbi maschili del comportamento
alimentare ed è dunque diventato socialmente più
"lecito" per un uomo chiedere aiuto. E' vero, infatti,
che si tratta di un disturbo tipicamente femminile, relativo alle
questioni intimamente legate all'essere donna; ma è anche
vero che la psicoanalisi ha fatto passare nella mentalità
comune una delle sue verità, ossia che l'essere uomo o
donna non è una questione biologica, ma una questione simbolica.
Si può dire che l'anatomia non è un destino. Ho
parlato di disturbi alimentari in genere, ma va precisato che
l'obesità è a parte; in ABA, ad esempio, abbiamo
sempre avuto anche casi maschili di obesità, non essendo,
questa, una patologia così legata al genere sessuale. Per
quanto riguarda l'esordio è da rilevare un'importante differenza:
nei maschi avviene, di solito, più tardi rispetto al periodo
puberale, non nella primissima adolescenza, forse appunto perché
il disturbo in questi casi non è legato ai tempi della
maturazione sessuale femminile.
Quali sono le peculiarità, tanto
nelle cause quanto nelle modalità espressive, di questo
fenomeno rispetto al suo corrispondente femminile, al contrario
così ampiamente studiato e discusso negli ultimi trent'anni?
Per quanto riguarda l'eziologia, può risultare "scatenante"
l'incontro con l'altro sesso, che risulta essere per varie ragioni
"traumatico". La soluzione anoressica maschile può
funzionare, allora, come rimedio a questo incontro; al contrario
di quanto avviene sul versante femminile, dove è utilizzata
per mettere alla prova l'altro, con l'imperativo "Amami a
prescindere dal mio corpo, desiderami come persona", o per
tenerlo a distanza, rifiutando, attraverso la negazione del proprio
corpo, anche la sessualità; su quello maschile l'anoressia
permette invece l'incontro sessuale; in un certo senso disinibisce
il soggetto, come succede con l'uso di cocaina, quindi in modo
chiaramente patologico, e ristabilisce un alto valore di sé.
Alcuni soggetti, infatti, vivono con euforia la fase anoressica
e in questa si sentono di conseguenza facilitati nelle relazioni
con l'altro sesso, perché hanno conferma del proprio valore
nel coincidere con il proprio ideale estetico e virile. Questa
facilitazione sembra valere anche in quei casi in cui dimagrire
è anche un modo per mettere a freno, tenere a bada una
pulsione che è vissuta in modo persecutorio. Queste sono
alcune delle differenze rispetto all'anoressia "classica"
femminile; altre certamente ne individueremo inoltrandoci sempre
più nello studio di questo particolare fenomeno clinico;
ma aldilà delle differenze va sottolineato un aspetto che
le accomuna: una seria pericolosità che, come sappiamo,
può portare ad effetti devastanti.
Può questo aumento della domanda
d'aiuto tra la popolazione maschile essere legato a un crescente
culto del corpo anche tra gli uomini?
Sì, sappiamo che è legato a fattori socio-culturali
e di mercato. Un dato lo dimostra: la moltiplicazione delle riviste
per uomini che valorizzano la prestanza fisica.
Se è divenuto più lecito
parlarne, anche chiedere aiuto a uno specialista è un ipotesi
ammissibile? Perché un ragazzo o un uomo viene in ABA e
cosa domanda?
Sarebbe meglio dire "Perché viene proprio ora?":
appunto perché è diminuita la connotazione femminile
dell'ABA*. Non c'è invece
una differenza sostanziale per quanto riguarda l'oggetto, non
c'è una domanda specifica maschile, se non, appunto, riguardo
all'opportunità di essere curati proprio all'ABA.
Esiste - o meglio - avviene un'alternanza
tra i anoressia e bulimia così come si verifica nelle donne,
per cui a un periodo di controllo totale ne segue un altro in
cui la pulsione è senza freno? E come si caratterizza una
bulimia "al maschile" rispetto alla corrispondente femminile?
Neanche sotto questo aspetto ci sono differenze, esiste un'alternanza
di periodi e rispetto a questo la logica anoressico/bulimica è
identica. Se si vogliono rintracciare differenze si può
dire che è proprio nella fase bulimica che il soggetto
maschile tende all'isolamento sociale, a non considerarsi degno
di relazionarsi. Per concludere, c'è stato sicuramente
un cambiamento in ciò che definisce l'identità maschile
e l'immagine corporea non è estranea a questo cambiamento;
questo se è dimostrato dal proliferare di prodotti dietetici/dimagranti
per uomini, lo è anche, purtroppo, dal numero crescente
di casi di anoressia/bulimia nella popolazione maschile; un esempio
quasi anedottico è l'arrivo dell'estate e la domanda d'aiuto
al maschile che subisce un'impennata: non è solo la donna
che si deve mettere in costume.