Cenni
storici
Ogni volta che si sente parlare di Anoressia si vede sempre questa
patologia come un fatto da poco sviluppatosi, appartenente cioè
al periodo del ‘900 circa. In realtà però non
vi è considerazione più errata di questa in quanto
tale malattia persisteva già nel 1200, infatti proprio in
quel periodo Santa Margherita D’Ungheria (1242 – 1271)
sviluppò l’Anoressia per manifestare, tramite il totale
digiuno e il persistente rigetto autoindotto, la sua ribellione
alle prepotenze e alle violenze del padre. C’è da dire
e da notare, aprendo una breve parentesi, che in quel periodo tale
comportamento veniva elogiato dalla chiesa in quanto il digiuno
era considerato come la migliore pratica per la purificazione dello
spirito. Questo in ogni caso non è che un esempio in quanto
di casi di Anoressia ve ne sono stati molti in passato e i motivi
più frequenti erano basati su rapporti familiari. Solamente
persone dal carattere forte e deciso arrivavano ad optare una tale
pratica così estrema per far valere le proprie idee, vi era
però un problema in quanto durante quegli anni non si conosceva
la presenza di una simile malattia e i giovani e le giovani che
rifiutavano il cibo non sapevano di andare incontro ad una vera
e propria malattia fisica e mentale. Questa situazione di non conoscenza
continuò a persistere sino a quando, nel 1680, non vennero
avviate delle ricerche. Queste ricerche, anche se del tutto poco
approfondite, fecero si che nello stesso periodo l’inglese
Richard Morton iniziasse degli studi su soggetti colpiti da tale
patologia, studi i quali nel 1689 diedero ampie spiegazioni e nuove
informazioni sul problema. Difatti in quell’anno lo stesso
Morton pubblicò un trattato ti Tisiologia, dove al suo interno
erano presenti le trattazioni di due casi di anoressia, uno maschile
e uno femminile. Già da questi studi si capivano le ampie
differenze tra i due casi, differenze talmente grandi da far considerare
oggi l’Anoressia maschile un vero e proprio caso a parte,
diverso da quello femminile. Con queste nuove informazioni la società
del 1600 non si mobilitò molto in nuove ricerche e neanche
cominciò ad attribuire importanza alla cosa, anzi addirittura
la trattazione di Morton non valeva tanto giacché non fece
altro che far prendere atto alla gente che la nulla assunzione di
cibo era un vero e proprio pericolo. I primi segni di interessamento
si ebbero nel ‘900, e, precisamente, è nei primi anni
’50 e ’60 che l’Anoressia è stata rivalutata
come un vera e propria questione seria. Appunto i primi veri studi
e, cosa più importante, i primi risultati si ebbero a partire
dagli anni ’70, questo perché nel suddetto periodo
vi fu un grande aumento di casi di Anoressia. Al giorno d’oggi,
possiamo dire di poter avere quasi tutte le conoscenze necessarie
per poter prevenire e curare Questa patologia. Oramai sono molto
le percentuali di decessi per Anoressia.
Descrizione
Per Anoressia in termini medici si definisce quella patologia che
provoca il rifiuto, di chi ne è afflitto, di mantenere il
proprio peso entro i limiti dell’Indice di Massa Corporeo.
Quello definito come Indice di Massa Corporeo
non è che un numero, un fattore che rappresenta il rapporto
tra il proprio peso corporeo (in Kg) ed il quadrato della propria
altezza (in cm), tale cifra rileva il corretto o lo scorretto peso
dell’individuo appunto mettendo in relazione massa corporea
ed altezza. In parole più semplici uscendo dalle definizioni
date possiamo semplificare il tutto dicendo che è anoressico
l’individuo il quale possiede un BMI (Body Mass Index) minore,
drasticamente minore, di quello stabilito dalle tabelle di crescita
(in queste tabelle sono appunto riportati i corretti valori di BMI
che un individuo deve possedere durante la sua crescita). La malattia
si manifesta dunque nella perdita di peso che comincia con la progressiva
eliminazione delle varie categorie di cibo dalla dieta abituale
dell’individuo, tale perdita può essere raggiunta in
diversi e vari modi: il soggetto colpito pur di diminuire di peso
pratica molta attività fisica, nei casi più seri questo
arriva all’uso di lassativi, fino a giungere nei casi più
critici dove la voglia di perdere peso e di dimagrire sempre più
sfocia nel rigetto autoindotto. Nei casi in cui il soggetto colpito
sia di sesso femminile le situazioni sopra descritte portano l’individuo
stesso all’Anemorrea, cioè
all’assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi. La
progressiva perdita di peso definisce dunque, in gran parte, lo
stato della malattia, più il soggetto presenta gravi irregolarità
alimentari e diminuzione di peso corporeo, più la gravità
della patologia aumenta. E’ importante tenere conto di ciò
in quanto questo è il criterio col quale è possibile
stabilire la serietà della situazione.
L’Anoressia raggiunge lo stato di sua massima gravità
passando per tra fasi in tutto, ognuna di queste è caratterizzata
da dei fattori che determinano lo stato fisico e mentale e fisico
dell’individuo. La prima fase della malattia è la fase
in cui l’individuo ha già cominciato la perdita di
peso e dunque il suo BMI inizia a non rientrare più nei limiti
stabiliti, le fatiche e gli sforzi operati per la perdita di massa
corporea infondono nel soggetto un nuovo senso di energia e di grande
benessere, fattori che spingono lo stesso a continuare e a intensificare
la restrizione alimentare e la non assunzione di cibo. A livello
fisico però la situazione si presenta non totalmente buona,
la prima fase della patologia non porta alla malformazione degli
organi o allo sconvolgimento interno, ma comincia a far diminuire
molte sostanze nutritive nel sangue, ciò porta l’individuo
a esporsi a malattie e a virus in quanto è presente una debilitazione
delle difese immunitarie. La situazione
si fa invece preoccupante nella seconda fase, qui allo stato di
benessere generale del soggetto dovuto alla perdita di peso, subentrano
nuovi fattori che ossessionano la mente dello stesso, infatti malgrado
gli enormi sforzi di questo per perdere sempre più peso,
gli istinti biologici del corpo, che necessita di nutrimento, mettono
l’individuo in una situazione di profonda paura e ossessione:
paura dovuta all’ingrassare e ossessione per via dell’eventualità
di cedere al cibo. Tutto questo provoca un grande disordine psicologico
in quanto lo stress subito a volte è tale da far crollare
la persona in cedimenti al mangiare, se ciò dovesse verificarsi
la situazione sarebbe anche peggiore in quanto tale fatto porterebbe
a un tormento tale che farebbe aggravare addirittura lo stato stesso
della malattia. Ciò accade perché il malato potrebbe
decidere di non mangiare più nulla arrivando anche a rinchiudersi
e a rifiutare il necessario per vivere. Questa fase se in termini
psicologici provoca gravi sconvolgimenti, a livello fisico desta
molta più preoccupazione, difatti se prima vi era una carenza
di sostanze nutritive nel sangue, adesso, tale situazione, unita
a quella attuale, comporta la fase iniziale mediante la quale la
grave assenza di particelle nutritive provoca la perdita di spessore
e di consistenza di: pericardio, peritoneo,
polmoni e stomaco. La mancanza di calcio inoltre causa una diminuzione
progressiva di spessore e robustezza delle ossa, e i muscoli, non
avendo abbastanza elementi nutritivi, perdono elasticità
e capacità di contrazione. Dalla seconda fase si passa infine
al terzo stadio, che è il più critico. Psicologicamente
l’individuo in questione è giunto ad un punto tale
che la sua ossessione gli impedisce di rendersi conto della propria
condizione, l’esempio più visibile di ciò lo
si ha nel momento in cui l’anoressico si guarda allo specchio
e si vede sempre più grasso e brutto, malgrado l’immagine
riflessa mostri uno scheletro ridotto alla sola pelle. L’estrema
pericolosità di questo stadio la si ha però osservando
la condizione fisica dell’individuo: lo scheletro presenta
nelle ossa gravi carenze di calcio e di osseina, il loro volume
diviene quasi due terzi del normale, il sangue possiede forti carenze
di materiale nutritivo e per questo il sistema immunitario diviene
debole, i polmoni si riducono di dimensioni arrivando a toccare
grandezze impressionanti tanto che non possono garantire il corretto
scambio di ossigeno – anidride carbonica, il cuore si riduce
di estensione toccando grandezze che potrebbero anche provocare
arresti cardiaci, i ventricoli poi per via della grandezza del cuore
cambiano forma e il pericardio, assieme al peritoneo, si riduce
ad uno spessore drastico. La parte del corpo però che viene
maggiormente danneggiata rispetto alle altre è sicuramente
l’apparato digerente: la grandezza e lo spessore dell’esofago
appare quasi un terzo del normale, le pareti dello stomaco sono
sottili e poco robuste al punto tale che i succhi gastrici potrebbero
provocare corrosioni alle pareti interne dell’organo provocando
la formazione di gastroduodenidi. L’intestino,
di seguito, risulta di dimensioni così ridotte che la massima
quantità di cibo che l’organo in questione può
contenere si riduce ad un valore pari a quasi la metà dell’ordinario.
Difatti il soggetto in questa fase anche volendo mangiare non le
sarebbe permesso in quanto non potrebbe che ingerire quantità
insufficienti di cibo per saziare la fame. Anche l’apparato
neurale viene attaccato, la condizione fisica del soggetto
provoca all’encefalo gravi disturbi: la quantità di
ossigeno che gli giungono sono di quantità minori del normale,
e ciò provoca vari malesseri, il cervelletto
ad esempio viene danneggiato da tale situazione, e nel soggetto
dunque appariranno a volte momenti di perdita di equilibrio. Un
altro fattore molto importante dell’apparato neurale viene
ad essere colpito, si tratta delle funzioni
neurocinetiche e dell’intensità delle cariche
elettriche del cervello che diminuiscono di valore. La sintesi di
tutto questo è durante una giornata: continue cefalee, malesseri
allo stomaco, pochissima forza anche per camminare, quasi tutte
le attività mentali superiori (studio, concentrazione, giudizio
critico ecc.) vengono compromesse, l’individuo è inoltre
soggetto ad iperattività ed ipertensione
dovuta alla perdita di peso. Quando una persona giunge a un tale
punto della patologia il ricovero è immediato, nel caso in
cui la situazione sopra descritta dovesse peggiorare il soggetto
andrebbe sicuramente incontro. In questa tragica fase (la fase del
decesso), la persona pochi mesi prima dell’arresto cardiaco
perde totalmente l’ossessione verso il cibo e compare in questo
un profondo stato di depressione e astenia, le capacità logiche
sono talmente compromesse che la persona non riesce a rendersi conto
della gravissima situazione che lo affligge e che rischia dirittura
di portarlo al decesso.
Recupero
Recuperare la malattia e riabilitare il malato istruendolo ad una
corretta alimentazione in seguito, sono possibili solo se la patologia
è controllata fino alla seconda fase. Nel caso in cui si
intervenga dal terzo stadio in poi è necessario il ricovero,
i casi di morte per anoressia sono solitamente dovuti ai seguenti
fattori: o la malattia non stata recuperata in tempo o il soggetto
non è stato disposto alle cure offertegli. Si possono recuperare
facilmente i malati arrivati fino al secondo stadio della malattia,
i casi più gravi sono guaribili solo se il soggetto è
obbligato fisicamente è costretto a mangiare, come detto
in caso contrario vi è il decesso.
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