Introduzione generale
È bene precisare quanto segue: proprio per la complessità
della patogenesi e la cronicità della malattia, i risultati
a lungo termine non sono facilmente coronati da successo. La frequenza
dell’insuccesso rappresenta un altro problema del paziente
obeso perché egli risulta facilmente vittima di terapie
incongrue, ben note a tutti, e difficilissime da sradicare. È
pertanto quanto mai opportuno analizzare i protocolli terapeutici
che nel tempo hanno trovato consenso scientifico in termini di
sicurezza ed efficacia.
diete ipocaloriche: convenzionale, ipolipidica,
semidigiuno.
interventi psico-comportamentali
terapia farmacologica
terapia chirurgica
Le terapie
Terapia dietetica
La restrizione calorica, o il controllo dell’alimentazione,
rappresenta ancora oggi il punto centrale per la riduzione del
peso corporeo. Essa mira soprattutto a correggere le errate abitudini
alimentari. Dieta ipocalorica convenzionale. L’obbiettivo
di tale tipo di dieta è quello di ridurre l’apporto
energetico giornaliero garantendo il fabbisogno di proteine, vitamine
e minerali. Diete moderatamente ipocaloriche, pur inducendo un
calo ponderale di entità minore nel breve termine rispetto
a quelle fortemente ipocaloriche, presentano il vantaggio, nell’obesità
di medio grado, di un minor rischio di depauperamento della massa
magra di riduzione del dispendio energetico a riposo, fattori
che rivestono notevole importanza nel mantenimento del decremento
ponderale a lungo termine. Nei riquadri sono riportati due schemi
di diete abitualmente utilizzate presso l’ambulatorio per
la terapia dell’obesità della Cattedra di Nutrizione
Clinica dell’Università Federico II di Napoli.
Dieta ipolipidica
Molto si è discusso e si continua a discutere sulla validità
di questo tipo di dieta, che si basa sul fatto che nei Paesi occidentali
il contenuto energetico dell’alimentazione quotidiana è
sostanzialmente dovuto al suo contenuto lipidico. Il principio
è quindi quello di evitare il consumo di alimenti ricchi
in grassi, soprattutto se saturi. L’unica limitazione è
il rischio di insufficiente assunzione di calcio e vitamine liposolubili;
per cui è opportuno l’uso regolare di alimenti naturali
a basso contenuto lipidico come latte e yogurt. A noi sembra che
il controllo della quantità e qualità dei grassi
nella dieta risulti utile nella prevenzione dell’obesità
e per evitare il recupero ponderale di molti obesi già
sottoposti a precedenti diete ipocaloriche.
Semidigiuno
Nell’obesità di alto grado si fa ricorso da anni
al semidigiuno terapeutico: trattasi di digiuno integrato con
minime quantità di alimenti ricchi di proteine, onde evitare
una complicazione metabolica grave quale la negativizzazione del
bilancio azotato dovuto alla degradazione delle proteine proprie
dell’organismo. Necessita di stretto controllo medico ed
è di indubbia efficacia nel breve termine. Nell’anno
successivo al trattamento molti pazienti riguadagnano circa il
50% del peso, e la quasi totalità nei 2 anni successivi.
Tale tipo di trattamento, pertanto, deve far parte di un approccio
terapeutico integrato da un programma di rieducazione alimentare,
riabilitazione fisica e psichica.
Interventi psico-comportamentali
Sono tecniche comportamentali associate a informazioni alimentari
corrette nel contesto di una terapia di gruppo. Per tecniche comportamentali
si intendono una serie di esercizi psicologici il cui scopo è
quello di normalizzare il comportamento alimentare al fine di
ridurre l’introito calorico e facilitare la perdita di peso.
Questo tipo di terapia presuppone anche esercizio muscolare di
tipo aerobico che ha soprattutto effetti benefici di tipo emodinamico
e respiratorio, ma modesti effetti dimagranti. Praticare ginnastica
o uno sport leggero, pertanto, non autorizza la prescrizione di
una dieta con maggior apporto calorico. La cura del comportamento
non significa soltanto influenzare la scelta delle posate, controllare
i tempi di masticazione, gli intervalli tra un boccone e l’altro
etc, ma intende coinvolgere l’intero comportamento dell’uomo.
Questa visione integrata della terapia comportamentale viene altrimenti
definita terapia cognitivo-comportamentale e rappresenta oggi
il sistema più accreditato per l’obesità moderata
o di medio grado. In questo caso è evidente che prevalgono
componenti ambientali su quelle genetiche ed esiste ancora una
struttura della personalità sufficientemente integrata
da poter accettare ed elaborare un programma riabilitativo, comunque
impegnativo, se non altro per disponibilità di tempo; essa
infatti viene svolta in gruppi di 5-12 pazienti con frequenza
settimanale degli incontri. I risultati di questa terapia sono
senz’altro migliori rispetto alla semplice terapia dietetica
se le osservazioni cliniche sono protratte a uno e due anni.
Esercizio muscolare
L’invito all’esercizio muscolare, quando non viene
omesso, è spesso troppo generico o,viceversa, associato
ad eccessive aspettative. Esso richiede un notevole impegno per
una categoria di pazienti piuttosto sedentari, con una inevitabile
scarsa compliance. L’esercizio muscolare, più che
provocare un dispendio energetico, è benefico per le funzioni
cardiovascolare, respiratoria e motoria; per cui i programmi di
riabilitazione si devono associare ad un invito a considerare
uno stile di vita "attivo", il che significa prendere
consapevolezza delle condizioni di vita estremamente sedentarie
dei pazienti in sovrappeso o obesi.
Non prendere in considerazione questo aspetto è un errore
imperdonabile per qualsiasi programma terapeutico.
Terapia farmacologica
Il farmaco ideale per la terapia dell’obesità dovrebbe
essere in grado di indurre perdita esclusiva di grasso corporeo
senza causare effetti collaterali. Di fatto questo farmaco non
esiste ancora ed è difficile ipotizzare che potrà
esistere nel prossimo futuro. L’orientamento generale della
ricerca farmacologica è indirizzato oggi alla ricerca di
farmaci che possano agire sul dispendio energetico e\o sull’assunzione
dei nutrienti con effetti selettivi sulla lipolisi ( scissione
dei grassi) e sull’assunzione di grassi e \o carboidrati.
Le principali categorie di farmaci utilizzate sono: Anoressizzanti
adrenergici. Abbandonata l’amfetamina per i notevoli effetti
collaterali e fenomeni di dipendenza, ancora oggi esistono e correntemente
utilizzati preparati amfetamino-simili: non vi è alcuna
indicazione all’uso di questi farmaci.
Serotoninergici
Agiscono inducendo anoressia tramite la stimolazione del senso
di sazietà. Generalmente non inducono effetti collaterali
di rilievo. La dexfenfluramina rappresenta, a tutt’oggi,
l’unico farmaco in commercio nel nostro Paese che ha un’indicazione
elettiva per la terapia dell’obesità. L’unico
temibile effetto collaterale è l’ipertensione polmonare.
Peptidi
Neuropeptidi, glucacone, GH : fino ad ora non è stato riconosciuto
alcun uso di queste molecole nella pratica clinica per la terapia
dell’obesità.
Ormoni
Il loro impiego è da bandire definitivamente per due considerazioni:
gli ormoni tiroidei inducono perdita di peso anche per una significativa
perdita di massa magra, causando quindi un bilancio azotato negativo;
la gonadotropina corionica ha solo effetto placebo.
In conclusione possiamo affermare che non esiste ancora un farmaco
che possa essere utilizzato a lungo termine, senza effetti collaterali
e con un persistente effetto sul peso corporeo. Stando così
le cose, attualmente i risultati migliori si ottengono dall’integrazione
dei farmaci con la terapia dietetica-cognitivo-comportamentale.
Terapia chirurgica
Per i casi di obesità di alto grado, resistente a qualsiasi
tipo di trattamento medico, è sempre più frequente
e diffuso il ricorso alla terapia chirurgica, che ha assunto nel
nostro Paese aspetti di vivace polemica circa la sicurezza e le
indicazioni. Sta di fatto che il grande obeso è un paziente
ad altissimo rischio di morte precoce e di morte improvvisa, per
le frequentissime complicanze cliniche associate all’eccessivo
accumulo di tessuto adiposo, tant’è vero che nella
letteratura internazionale tale obesità è anche
definita "maligna".
Il grande obeso, quindi, è un paziente che può avere
effetti indesiderabili, ed a volte, inattesi, dalle terapie sia
mediche che chirurgiche, che spesso devono necessariamente essere
"aggressive o intensive". Per tali motivi noi non siamo
contrari alla terapia chirurgica, purchè la decisione di
adottarla non nasca esclusivamente dal rapporto paziente-chirurgo,
ma sia invece frutto di collaborazione interdisciplinare. E’
pertanto con convinzione della bontà del trattamento che
esamineremo ora le varie tecniche chirurgiche proposte.
bypass digiuno ileale
Ha oggi un significato puramente storico in quanto abbandonato
per le gravi complicazioni. Si ritiene pertanto di non addentrarsi
nei dettagli tecnici.
diversione bilio-pancreatica
Questa tecnica chirurgica ideata nel nostro Paese, la quale, pur
esistendo perplessità nel proporla, in quanto intervento
parzialmente demolitivo ed irreversibile, rispetto alla precedente,
presenta inconvenienti precoci e tardivi più contenuti.
Essa prevede:
Gastroresezione con abboccamento del moncone gastri-co al digiuno;
Abboccamento di un tratto di digiuno ad un tratto di ileo: esclusione
del transito alimentare dalle rimanenti porzioni di duodeno;
Digiuno ed ileo con abboccamento in prossimità della valvola
ileo-cecale.
bypass gastrico
Consiste nella creazione di una piccola tasca gastrica separata
dalla restante porzione di stomaco mediante una triplice linea
di sutura.
Tale intervento rappresenta una buona possibilità terapeutica
perché poco invasivo, con buoni risultati a breve e medio
termine e ridotto numero di complicanze.
Restrizione gastrica
Consiste in interventi che limitano l’eccessivo introito
alimentare attraverso la ripartizione dello stomaco in due tasche,
una prossimale di piccole dimensioni, ed una distale più
ampia, comunicanti tra loro attraverso un piccolo stoma.Recentemente
è stata proposta una variante che prevede la creazione
di una piccola tasca nella porzione superiore dello stomaco mediante
la creazione di un bendaggio regolabile.Tale bendaggio è
reversibile ed eseguibile anche per via laparoscopica.Tali interventi
risultano affidabili da tutti i punti di vista, con una sola conseguenza:
vomito, se vi è una rapida o eccessiva introduzione di
cibi solidi.
Conclusioni
La terapia dell’obesità non si può limitare
alla frettolosa prescrizione di una dieta e ad un generico e poco
convinto invito all’esercizio muscolare. Vista la multifattorialità
dell’eziologia e la molteplicità degli interventi
terapeutici, è auspicabile un trattamento integrato che
coinvolga internista, nutrizionista, psicologo e chirurgo. Riteniamo
che solo così si possa superare il limite delle attuali
terapie rappresentato dalla scarsità dei risultati a medio-lungo
termine: attraverso un intervento mirato, multidisciplinare, in
base alle caratteristiche fisiche e cliniche del paziente obeso.