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Gli additivi alimentari consentiti
dalla legge nei succhi di frutta:: A livello legale
i succhi di frutta devono avere particolari valori di sostanze
e non devono superare dei limiti stabiliti per altre, gli
additivi coloranti sono sostanze che i succhi di frutta
non possono contenere, per quanto riguarda invece quelli
alimentari vi sono delle dosi da rispettare:
- E 296 Acido Malico fino a 3 g/litro
- E 330 Acido Citrico fino a 5 g/litro
- E 270 Acido Lattico fino a 5 g/litro
- E 170 Carbonati di Calcio quanto basta
- E 300 Acido Ascorbico quanto basta.
- E 336 Tartrati di potassio quanto basta
Non sono poi riportati, in quanto elementi in quantità
bassa, sulle etichette le seguenti sostanze:
- Le sostanze utilizzate per la ricostituzione
di un succo di frutta ottenuto da succo di frutta concentrato
e di una purea di frutta ottenuta da purea di frutta concentrata.
- Gli aromi aggiunti al succo di frutta concentrato e al
succo di frutta disidratato.
L'anidride solforosa (E 220) in quantità non superiore
a 10 mg per litro.
- I chiarificanti eventualmente utilizzati per rendere limpido
il succo di frutta.
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I succhi di frutta
Con il nome di succo di frutta, secondo la legge italiana, si
indica il prodotto ottenuto dai frutti con procedimento meccanico,
che ha colore, aroma e gusto caratteristici dei frutti di provenienza.
Dopo la spremitura, i succhi di frutta possono essere sottoposti
a filtrazione: ecco perché in commercio si possono trovare
succhi torbidi come quello di arancia, in quanto ottenuti per
sola spremitura, oppure limpidi come quelli sottoposti a filtrazione
oppure trattati con chiarificanti. Tutti i succhi di frutta in
commercio, confezionati in bottiglie, in cartoni plastificati
o in lattine, vengono sottoposti a processo di pastorizzazione,
trattamento indispensabile per la loro conservazione, ma che provoca
una lieve riduzione del valore nutrizionale del succo stesso,
soprattutto a carico del contenuto vitaminico. Il consumo di succhi
di frutta è in netta ascesa in Italia: 331 milioni di litri
consumati solo nell'anno 2000, il 15,6 per cento in più
rispetto all'anno precedente (fonte Information Resources-Food).
Si distinguono quattro categorie di succhi
di frutta:
Succhi ottenuti per spremitura
Direttamente spremuti dalla frutta fresca, sono i succhi di
frutta, con o senza aggiunta di zucchero. Le “bibite alla
frutta”, invece non contengono più del 12% di succo
puro e sono perciò molto più povere in vitamine
e sali minerali. Bevendo un bel succo di frutta dai al tuo organismo
acqua, sali minerali e zuccheri semplici, che vengono subito
trasformati in energia. E’ quindi la bevanda ideale, dopo
una attività sportiva, per reintegrare ciò che
hai perso sudando, molto meglio delle bibite gassate!
Succhi di frutta concentrati
Sono ottenuti dal succo di frutta mediante l'eliminazione fisica
di una parte dell'acqua di costituzione. La concentrazione deve
essere di almeno il 50 per cento.
Succhi di frutta disidratati
Sono il prodotto in polvere ottenuto dal succo di frutta mediante
procedimento di disidratazione.
Nettare di frutta
Sono bevande costituite per il 30 - 50 per cento (a seconda
del frutto) da succo o polpa di frutta, addizionati con zucchero
e acido ascorbico e diluiti con acqua minerale. Rispetto ai
succhi, hanno un maggiore contenuto di zucchero, ma anche un
minore contenuto di vitamine e minerali. Non possono contenere
più del 20 per cento di zucchero contro i 100 g/litro
degli altri tipi.
Per i succhi di limone la soglia è elevata a 200 g/litro
mentre è vietata l'aggiunta di zucchero nei succhi di mele.
Le "bibite alla frutta", invece non contengono più
del 12 per cento di succo puro e sono quindi molto più
povere di vitamine e di sali minerali. Sebbene sia molto difficile
controllare la provenienza della frutta utilizzata per la produzione
dei succhi, è bene tenere presente che spesso la coltivazione
estensiva che le industrie impiantano nei paesi del terzo mondo
o nelle zone limitrofe all'Amazzonia, può causare localmente
danni ambientali.
I succhi che contengono sciroppi di amido, tendono a modificare
la percezione del gusto dei bambini, aumentandone sempre di più
il desiderio smodato di sapori dolci.
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