Il Sodio
Il sodio è il principale catione dei liquidi extracellulari.
Le quantità di sodio, come quelle degli altri elettroliti
vengono generalmente espresse sia in equivalenti che in g; 1 mEq
di sodio corrisponde a 23 mg di sodio. Il contenuto corporeo medio
nel maschio adulto è di 4 equivalenti (92 g): la metà
(2 Eq; 46 g) si ritrova nei fluidi extracellulari alla concentrazione
di 135-145 mEq/l (3,1- 3,3 g/l); 0,5 Eq (11,5 g) si trovano nei
liquidi intercellulari alla concentrazione di 2 mEq/l (46 mg/l)
mentre 1,5 Eq (34,5 g) sono sequestrati nell'osso. Il sodio
svolge le importanti funzioni di regolare il volume dei fluidi
extracellulari, la pressione oncotica dei fluidi extracellulari
e l'equilibrio acido-basico; inoltre il sodio è coinvolto
nei fenomeni elettrofisiologici dei tessuti nervosi e muscolari,
nella trasmissione dell'impulso nervoso, nel mantenimento del
potenziale di membrana e dei gradienti transmembrana essenziali
per gli scambi cellulari di nutrienti e substrati e per il mantenimento
del "milieu" intracellulare (Luft, 1990). Poichè
presente negli alimenti e bevande esclusivamente in forma ionica
solubile, il sodio è totalmente disponibile all'assorbimento.
Viene assorbito nel tratto distale dell’intestino tenue
e nel colon. La concentrazione di sodio nei fluidi extracellulari
è mantenuta ad opera dei reni: pressochè tutto il
sodio che passa nel filtrato glomerulare viene riassorbito. L'omeostasi
del sodio viene così mantenuta di fronte ad una grande
variabilità di situazioni ambientali e alimentari; la regolazione
del contenuto corporeo di sodio è strettamente correlata
al controllo del volume dei fluidi extracellulari ed avviene principalmente
per azione dell'aldosterone a livello del riassorbimento tubulare
renale. Il rene adulto può regolare l'escrezione di sodio
a seconda delle necessità tra lo 0,5 e il 10% del carico
filtrato. Perdite obbligatorie di sodio si verificano attraverso
le feci ed il sudore, ma si tratta di solo circa il 7% degli apporti
di sodio (per una alimentazione ricca di sodio come la nostra).
Carenza, livelli eccessivi e tossicità Un deficit di sodio
provocato da ridotto apporto alimentare non si verifica in condizioni
normali anche con diete a bassissimo contenuto in sodio. Una deplezione
di sodio si può verificare solo in condizioni di sudorazione
estrema o qualora traumi, diarrea cronica o malattie renali producano
un'incapacità a trattenere sodio. L'assunzione di una quantità
elevata di sodio determina un aumento del volume dei fluidi extracellulari:
l'acqua viene richiamata al di fuori dalle cellule per mantenere
costante la concentrazione di sodio. Il risultato finale può
essere la comparsa di edema e di ipertensione arteriosa. Tuttavia
una tossicità acuta da sodio di origine alimentare è
improbabile. Un prolungato consumo di quantità eccessive
di sodio è stato messo in relazione con la patogenesi dell'ipertensione
arteriosa in soggetti sensibili (Gleibermann, 1973; Tobian, 1979;
Swales, 1988). Esiste una relazione tra l'escrezione urinaria
di sodio (assunto come indicatore dell'apporto) e l'aumento dei
valori pressori con l'età (Intersalt Cooperative Research
Group,
1988). Anche se altri fattori (obesità, bassi apporti alimentari
di potassio, di calcio, di magnesio , tipo di acidi grassi nella
dieta, consumo di alcool, fumo di tabacco, ridotta attività
fisica, stress) possono concorrere nello sviluppo dell'ipertensione
arteriosa, tuttavia esiste uno stretto rapporto tra apporto di
sodio ed aumentati valori di pressione arteriosa sistolica e diastolica,
tanto da far ritenere che l'associazione causale sodio-ipertensione
sia stata sottovalutata (Law et al., 1991a; Frost et al.,1991).
Questa relazione è di tipo continuo, cioè non esiste
un livello di introduzione di sodio al di sotto del quale l'effetto
non si manifesti: calcolando la potenziale riduzione dei valori
di pressione arteriosa per riduzione dell'apporto di sodio e confrontando
i dati ottenuti negli studi di intervento, è stato dedotto
che la riduzione del consumo di sodio, si tradurrebbe in un apprezzabile
riduzione della mortalità per eventi cardio- e cerebro-vascolari
acuti (Law et al., 1991b).
Livelli di assunzione e fonti alimentari
in Italia
Le fonti di sodio nell'alimentazione sono di varia natura: da
una parte il sodio contenuto nel sale aggiunto nella cucina casalinga
o a tavola (sodio cosiddetto discrezionale) e dall'altra il sodio
contenuto negli alimenti, sia presente naturalmente che aggiunto
nelle trasformazioni artigianali o industriali (sodio non discrezionale).
Ogni grammo di sale contiene circa 0,4 g di sodio. Il sodio discrezionale
rappresenta in media il 36% dell'assunzione totale di sodio in
Italia (Leclercq & Ferro-Luzzi, 1991). Questa proporzione
è lievemente più elevata nelle donne (39%) e più
bassa nei bambini (34%). Nelle zone rurali un ulteriore 10% deriva
dalle conserve casalinghe (formaggi, insaccati, conserve di ortaggi).
L'ingestione giornaliera di sodio contenuto naturalmente negli
alimenti e nelle bevande - tra cui l'acqua potabile - è
stata stimata in 16 a 25 mEq cioè circa 0,5 g (Bull &
Buss, 1990), che corrisponde a 10% degli apporti totali in Italia.
Per differenza, si può stimare nel 55% la quota degli apporti
che deriva dal sodio aggiunto nei prodotti trasformati, artigianali,
industriali o della ristorazione collettiva. Questo sodio è
prevalentemente sotto forma di cloruro di sodio mentre soltanto
il 10% del sodio totale è presente sotto forma di altri
sali (glutammato di sodio, bicarbonato di sodio, etc.). Un ulteriore
stima degli apporti e delle fonti di sodio non discrezionali è
quella derivata dall'analisi chimica della dieta italiana di riferimento
(Carnovale et al., in preparazione). Il contenuto complessivo
di sodio nella dieta nazionale ricostruita senza aggiunta di sale
discrezionale è risultato pari a 74 mEq (1,7 g) di sodio.
Dall'analisi dei gruppi di alimenti risulta che i cereali e derivati,
tra cui il pane, rappresentano la principale fonte di sodio non
discrezionale (42%). Elevate quote derivano anche dai gruppi carne/uova/pesce
(31%) e latte e derivati (21%) per via del sale aggiunto rispettivamente
nelle carni e pesci conservati e nei formaggi. I contributi sia
della frutta (3%) che delle verdure e ortaggi (2%) sono invece
molto bassi e prevalentemente di origine naturale. Anche negli
altri Paesi occidentali, tra i prodotti trasformati, il pane costituisce
la maggiore fonte di sodio. Di conseguenza, l'uso del pane "sciapo"
(senza sale aggiunto), che è largamente diffuso in alcune
regioni italiane, può essere un ottimo mezzo per la riduzione
degli apporti di questo elemento. In un'area delle Marche, è
stata rilevata una ridotta ingestione globale di sodio legata
a questo tipo di consumo (Leclercq & Ferro-Luzzi, 1991). Gli
apporti totali di sodio sono stati stimati mediante indagini epidemiologiche
con varie tecniche: raccolte urinarie delle 24 ore, pesata del
sale (applicando il fattore di correzione per il 60% del sale
consumato che non viene ingerito) e degli alimenti (utilizzando
le tabelle di composizione degli alimenti) e analisi di diete
totali. Da uno studio svolto su campioni rappresentativi della
popolazione di tre aree italiane (Marche, Lazio e Campania) sono
emersi i seguenti livelli di escrezione urinaria di sodio: 191
mEq (4,4 g) negli uomini adulti, 160 mEq (3,7 g) nelle donne adulte
e 132 mEq (3 g) in bambini di età media 11 anni (Leclercq
& Ferro-Luzzi, 1991). I dati di consumo dell'indagine svolta
su scala nazionale dall'Istituto Nazionale della Nutrizione (Turrini
et al., 1991) confermano questi risultati: è stato stimato
in 152 mEq (3,5 g) l'ingestione di sodio giornaliera pro-capite
(Leclercq et al., 1991). Per essere di interpretazione più
immediata per la popolazione questi dati possono essere espressi
in g di cloruro di sodio: ogni giorno l'adulto italiano ingerisce
in media circa 10 g di sale. Dai risultati di due studi internazionali
in cui è stata determinata l’escrezione urinaria
(Intersalt Cooperative Research Group, 1988; Knuiman et al., 1988)
appare che i livelli italiani sono nella media di quelli dell'Europa
del Sud e superiori a quelli dell'Europa del Nord, sia nei bambini
che negli adulti. Lo stesso trend Nord- Sud sembra esistere tra
le regioni italiane con un ingestione totale di sodio leggermente
più elevata al Sud: 10 g di sale in Campania contro 9 g
nel Lazio (Leclercq & Ferro-Luzzi, 1991).