Composizione chimica
La carne, dato il suo alto valore nutritivo e la sua gradevolezza,
è da considerarsi senz'altro uno degli alimenti più
importanti in assoluto. La composizione delle carni fresche varia
a seconda della specie, dell'età, del sesso, dello stato
fisiologico e della alimentazione dell'animale. I costituenti
che maggiormente variano sono l'acqua e il grasso. Il contenuto
in acqua più oscillare dal 49% (oca) al 77% (carne magra
di vitello). Il contenuto in grasso dallo 0,6-0,7% (coniglio magro,
petto di faraona) al 34% dell'oca e al 22% del maiale grasso.
La carne contiene una elevata percentuale di proteine di alto
valore biologico, cioè tali (come spiegato ampiamente nelle
pagine seguenti) da contenere in buone quantità e in proporzione
bilanciata tutti gli aminoacidi indispensabili alla formazione,
all'accrescimento e al mantenimento del nostro organismo, compresi
alcuni (lisina, triptofano, aminoacidi solforati, ecc.) che in
genere sono presenti in quantitativi insufficienti nelle proteine
di origine vegetale. Delle proteine intracellulari, la miosina
è la più importante. Il collageno, che dà
gelatina dopo cottura in acqua, forma la parte proteica extracellulare.
Nella carne si trovano inoltre sostanze estrattive azotate, in
particolare la creatina, oltre alle basi puriniche, ecc. La carne
è ricca di potassio e povera di sodio. Contiene molto fosforo
e una discreta quantità di ferro e di zinco. Il magnesio
prevale sul calcio. Il suo contenuto in vitamine consiste soprattutto
in tiamina (B1), riboflavina (B2), niacina (PP), piridossina (B&),
acido pantotenico, vitamina B12 e tracce di vitamina A e D. Tutte
queste vitamine sono contenute in quantità maggiori nelle
frattaglie e in particolare nel fegato e nel rene. La carne vanta
dunque un valore nutritivo di gran pregio. Dato però che
il presupposto indispensabile per una dieta corretta ed equilibrata
è il consumo di una ampia varietà di cibi, eccedere
nel consumo di carne, come si è fatto anche in Italia negli
ultimi decenni, è un errore che può danneggiare
la salute. Ma va egualmente sottolineato che è un errore
anche colpevolizzare questo alimento ed escluderlo dalla propria
alimentazione, altra tendenza, questa, manifestatasi negli ultimi
anni. Al contrario, è importante ricordare che includere
nella dieta giornaliera una porzione di carne è estremamente
utile per assicurarsi la copertura di buona parte delle necessità
quotidiane in proteine,
in certi minerali critici (quali ferro, zinco, ecc.) e in alcune
vitamine del gruppo B, quali tiamina, nicina, riboflavina e vitamina
B12. Per quanto riguarda l'apporto di energia, la carne, soprattutto
in quelle varietà magre che oggi rappresentano la grande
maggioranza dell'offerta, fornisce quantità limitate di
calorie. Vedi tab. 2 e tab.3 per conoscere la composizione chimica
e il valore energetico della carne per 100 g. di parte edibile.
Le proteine della carne
Nella carne, come si è accennato, è presente una
notevole quantità di proteine di alto valore biologico.
Questo significa che le proteine della carne, in quanto proteine
«animali», contengono in elevata quantità e
in corrette proporzioni tutti gli aminoacidi (ossia i componenti
di base che costituiscono le proteine) di cui l'organismo ha bisogno
per le sue esigenze di costruzione e riparazione dei tessuti e
per la sintesi di altre importantissime sostanze quali enzimi,
anticorpi, ormoni, ecc. In particolare, nelle proteine della carne
sono presenti notevoli quantità di aminoacidi «essenziali»,
ossia di quegli aminoacidi che l'organismo non riesce a fabbricarsi
da sé e che quindi deve obbligatoriamente ricevere dall'esterno,
attraverso i cibi. Nella carne, quindi, non solo troviamo rilevanti
quantità di proteine, ma anche proteine di elevata qualità.
A questo proposito va sottolineato che nel nostro Paese per anni
si è creduto che la parola «carne» fosse sinonimo
di "carne bovina", e che i pregi nutritivi di quest'ultimo
alimento fossero superiori a quelli delle altre varietà
di carne. Questo pregiudizio, che oggi è stato solo in
parte cancellato, è del tutto privo di fondamento: infatti,
il valore nutritivo delle cosiddette "carni alternative"
(pollo, tacchino, coniglio, maiale, ecc.) è perfettamente
all'altezza di quello della carne di vitello e di vitellone, sotto
tutti i profili, nessuno escluso. Nella tabella che segue sono
riportati i dati relativi al contenuto in aminoacidi di alcuni
tipi di carne di uso comune.
Digeribilità e sintesi della carne
Il valore nutritivo della carne è determinato, oltre che
dalla sua composizione chimica, anche dalla sua digeribilità,
la quale rende facilmente biodisponibili per l'organismo le sostanze
nutritive contenute nel prodotto. La carne è da considerarsi
fra gli alimenti più facilmente digeribili. Il suo grado
di digeribilità è però legato a diversi fattori:
taglio di provenienza, contenuto in grasso e in tessuto connettivo,
consistenza (la maggiore o minore tenerezza dipende soprattutto
dalla lunghezza e dal diametro delle fibre muscolari), metodo
di cottura, masticazione, ecc. Tra le carni da macello, quelle
più ricche in grassi e in tessuto connettivo sono meno
digeribili rispetto a quelle che ne contengono di meno. Tra le
più digeribili in assoluto sono le carni di pollo, tacchino
e coniglio. L'assorbimento intestinale dei prodotti di digestione
della carne è ottimo. E' stato dimostrato che soltanto
il 5% delle sostanze organiche della carne non viene assorbito,
e che, di conseguenza, la carne è un alimento che lascia
nell'intestino un piccolissimo residuo.
Guida per il consumatore nella scelta delle
carni
Le carni vendute in macelleria provengono da animali abbattuti
in mattatoi pubblici o privati, o anche presso gli stessi allevatori.
In Italia i mattotoi sono quasi 16.000, dei quali 2.500 pubblici,
400 industriali e 13.000 privati. Sulle carcasse degli animali
da macello vengono messi il bollo sanitario a riprova dell'avvenuto
controllo igienico da parte del veterinario autorizzato, e un
secondo bollo che indica per esteso le categorie da cui provengono
le carni fresche macellate. Le categorie sono:
- Bovini: vitello, vitellone, manzo, bue,
vacca, toro.
- Bufalini: bufalo, annutolo.
- Equini: equino (categoria unica).
- Suini: suino (maschi e femmine castrati), scrofa, verro.
- Ovini: agnello, castrato, montone, pecora.
- Caprini: capretto, capra, becco
I grossi animali da macello, una volta scuoiati ed eviscerati,
sono divisi in due metà (mezzene) mediante sezionatura
longitudinale. Ogni mezzena è quindi divisa in due quarti,
uno anteriore e l'altro posteriore; a sua volta ciascun quarto,
al momento della vendita in macelleria, viene diviso in pezzi
anatomici di varia forma e costituzione, chiamati tagli. Queste
divisioni sono fatte con criteri diversi a seconda delle consuetudini
locali, della costituzione anatomica e dei caratteri organolettici
delle varie parti. Si ottengono così tagli di qualità
e di valore gastronomico differenti, che presentano in cucina
utilizzazioni particolari. Così esistono tagli adatti per
l'arrosto, altri per lo stufato e altri ancora per il bollito.
Infatti, durante la cottura i due principali tessuti (muscolare
e connettivo) che costituiscono la carne si comportano in modo
nettamente diverso: le fibre muscolari, coagulando, diventano
più dure, mentre il tessuto connettivo intenerisce sempre
di più. L'umidità coadiuva l'azione del calore,
sia rammollendo il tessuto connettivo sia indurendo la fibra muscolare.
Tutto ciò spiega la necessità di applicare ai vari
tagli differenti metodi di cottura. Quelli con scarso tessuto
connettivo e teneri (filetto, lombo, costa, pezza) dovranno essere
preferibilmente cotti a calore secco, cioè alla griglia,
allo spiedo o al forno, per poco tempo. Quelli più ricchi
di tessuto connettivo andranno preparati a calore umido, con cottura
prolungata e temperatura bassa, che intenerisce progressivamente
il tessuto connettivale senza alterare profondamente la struttura
delle proteine, evitando l'eccessiva contrazione delle fibre muscolari,
il che renderebbe la carne dura e tigliosa. I vari tagli di carne,
pur presentando all'incirca lo stesso valore nutritivo, differiscono
tra loro per qualità e prezzo: quelli costituiti da solo
tessuto muscolare, con poche e piccole parti di tessuto adiposo
o connettivo, sono i più pregiati; quelli in cui sono presenti
tendini, legamenti, cartilagini e tessuto osseo sono meno pregiati.
Per questa ragione le carni si distinguono in tre categorie: alla
1a appartengono le carni della parte posteriore dell'animale;
alla 2a quelle della parte anteriore; alla 3a categoria quelle
del collo, dell'addome e la parte inferiore degli arti, sia anteriori
sia posteriori. In conclusione, il taglio e la categoria determinano
il sapore e il grado di tenerezza delle carni e spesso anche il
tipo di cottura da seguire. Così per esempio, i tagli derivati
dai muscoli meno utilizzati dall'animale, come la lombata e il
filetto, sono tra i più teneri.
Come sceglierle e conservarle
Il colore del muscolo deve essere rosso vivo, l'odore fresco e
gradevole, il tessuto elastico, Il colore del grasso deve essere
bianco o giallo paglierino. Comprimendo la carne con un dito si
deve formare un piccolo avvallamento che scompare una volta cessata
la pressione. Per conservare le carni in casa, è bene avvolgerle
in fogli di carta in modo da mantenere la superficie asciutta
e refrigerata, evitando però di avvolgere carni troppo
umide. Esaminiamo ora, brevemente, le caratteristiche dei principali
tipi di carne che si trovano sul mercato.